Perché mi candido

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La decisione di candidarmi al Consiglio regionale è nata dal desiderio di non voler essere ‘indifferente’, di volermi impegnare, con dedizione, di volermi assumere in prima persona, con coraggio e con fiducia, le responsabilità che il tempo presente impone. Inoltre credo profondamente nel progetto del Partito Democratico, unitario, laico e riformista, che affonda le proprie radici e riconosce come propri valori ideali di riferimento la solidarietà, la tutela dei più deboli, l’uguaglianza delle opportunità, la lotta contro ogni forma di disuguaglianza sociale, la difesa dei diritti individuali e personali.
All’interno di questo vasto territorio che è il Valdarno, ritengo che le istanze di maggiore interesse che devono essere portate all’interno del Consiglio Regionale riguardino gli ambiti della sanità, del lavoro e dell’impresa, della tutela dell’ambiente e del territorio, le infrastrutture e la viabilità, l’istruzione e la formazione, con un’attenzione viva al processo di riduzione e razionalizzazione dei costi della politica e ai nuovi assetti istituzionali. Il Valdarno deve acquisire un ruolo da protagonista nella provincia di Arezzo, deve essere posto al centro dell’azione politica regionale, non in una posizione marginale.
Queste sono le istanze che ritengo di dovere portare all’interno del Consiglio Regionale con onestà, cultura, coerenza, coraggio, capacità di ascolto delle persone e umiltà.
Ho deciso di presentare la mia candidatura davanti a cittadini, amici, amministratori alla Sala delle Musica perché credo che la politica si debba fare in mezzo alla gente, ascoltando e recependo le istanze che vengono dal territorio e che i ‘politici’ debbano sempre confrontarsi con il consenso delle persone. Sarà questa l’occasione per porre l’accento su alcuni temi che mi stanno particolarmente a cuore e che sono significativi dell’ intero territorio che intendo rappresentare.
Ho coscienza che si tratta di un’impresa non facile e anche ambiziosa, ma la politica è sogno, è visione prospettica del futuro è, e deve continuare a essere, la speranza di lasciare una realtà migliore di quella ereditata da chi ci ha preceduto. Sono convinta che una ‘buona politica’, un ‘buon governo del territorio’ siano il dono più bello che si possa consegnare alle generazioni future, perché, come scrive Hans Jonas, “La responsabilità è la cura per un altro essere quando venga riconosciuta come dovere” e “l’avvenire di cui si ha la responsabilità costituisce la dimensione futura più autentica della responsabilità”.

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