La scuola italiana e il primato dell’integrazione della disabilità

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UNA RIFLESSIONE SU SCUOLA E INTEGRAZIONE DEGLI ALUNNI DISABILI.

A volte ricordare e riportare alla memoria è fondamentale.

La scuola italiana è stata tra le prime – se non la prima – in Europa, negli anni Settanta, a ritenere un valore educativo e sociale prioritario, l’integrazione degli studenti disabili negli istituti di istruzione pubblica.
La legge 118 del 1971 promosse il principio dell’inserimento, rifiutando recisamente l’idea dell’isolamento dei bambini e delle bambine disabili nelle scuole ‘speciali’.
All’ art.28, “Provvedimenti per la frequenza scolastica”, dichiarava che “L’istruzione dell’obbligo deve avvenire nelle classi normali della scuola pubblica, salvi i casi in cui i soggetti siano affetti da gravi deficienze intellettive o da menomazioni fisiche di tale gravità da impedire o rendere molto difficoltoso l’apprendimento o l’inserimento nelle predette classi normali. Sarà facilitata, inoltre, la frequenza degli invalidi e mutilati civili alle scuole medie superiori ed universitarie”.
Nel 1977, la legge 517, sancì il diritto alla frequenza scolastica di tutti i portatori di handicap. Venne, inoltre, stabilito che le classi in cui viene inserito un portatore di handicap, non devono avere più di 20 alunni ed inoltre devono essere assicurati la necessaria integrazione specialistica, il servizio socio- psico- pedagogico e forme particolari di sostegno (art. 7).
Nel 1982, la legge n.270, istituì il ruolo dell’ insegnante di sostegno, mentre la Corte Costituzionale, a partire dalla Sentenza n. 215 del 1987, ha costantemente dichiarato il diritto pieno e incondizionato di tutti gli alunni con disabilità, qualunque ne sia la minorazione o il grado di complessità della stessa, alla frequenza nelle scuole di ogni ordine e grado.

Naturalmente la legislazione in merito si è arricchita con gli anni, ma sono sufficienti questi fondamentali riferimenti normativi a porre in rilievo le scelte politiche qualificanti che il nostro paese ha compiuto a partire dal 1971, verso l’inserimento dei bambini disabili nelle scuole di ogni ordine e grado, ritenendo una ricchezza, e un potenziale di crescita interiore significativo, lo scambio reciproco che avviene nelle classi.

L’episodio della scuola svizzera di Milano, che è poi tornata indietro rispetto alle decisioni iniziali, sopratutto in seguito alle forti pressioni della opinione pubblica, induce a riflettere su come sia necessaria una attenzione sempre più rigorosa affinché le tutte le istituzioni scolastiche, da quelle pubbliche, a quelle paritarie, a quelle private rispettino la legislazione nazionale, sopratutto quando questa riguarda e tutela i soggetti più deboli.

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